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Utente: Libertory
Nome: Rinascita Liberale
Giornalista, libero pensatore, laico, anticomunista. Da sempre lotto per dare voce a chi, in Italia, è stato escluso dall'egemonia culturale di sinistra e del Vaticano. Non voglio, quindi, una destra clericale e per questo mi batto per far conoscere e crescere il pensiero liberalconservatore, l'unico, vero, pensiero laico e liberale

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venerdì, 25 aprile 2008

25 Aprile - Un pensiero ai dimenticati

LiberalConservatori

Un solo, piccolo, pensiero per quei partigiani che non vengono oggi festeggiati. Per quei combattenti che aiutarono a liberare l'Italia dal nazifascismo, ma che non sono rappresentati dalle bandiere rosse e da "Bella Ciao". Un pensiero ai partigiani liberali, repubblicani, cattolici. Un pensiero alla maggioranza degli antifascisti, a coloro che combatterono per la vera libertà e non per far passare l'Italia dal fascismo al comunismo sovietico. Grazie.

postato da: Libertory alle ore 15:50 | link | commenti (2)
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lunedì, 21 aprile 2008

Procreazione assistita, dove inizia e finisce la libertà?

LiberalConservatoriLa procreazione assistita, o fecondazione artificiale, è una delle pratiche mediche più dibattute nello scenario politico italiano e internazionale. In Italia è stata approvata, nel 2004, la Legge 40, che regola la possibilità delle coppie di affidarsi al Sistema Sanitario Nazionale per avere dei figli tramite la procreazione assistita. Una legge ritenuta limitativa secondo un ampio schieramento politico-sociale, ma al referendum abrogativo del 2005 solo il 26% dei cittadini si è recato alle urne, mantenendo, quindi, l’attuale legge. Ma è veramente una legge liberticida? E se sì, in quali limiti? Qual è la procreazione assistita veramente liberale e quale, invece, è da ritenere radicale ed eticamente non accettabile?

La risposta è difficile, perché una questione delicata come questa, con tutte le possibili conseguenze etiche non può avere una posizione né univoca né generalizzata. Ma, alcuni punti fermi si possono trovare. Il primo è che la ricerca scientifica non può venir limitata da posizioni retrograde e tradizionaliste. Nuove tecniche di fecondazione artificiale, come il criocongelamento o la fecondazione in vitro, non hanno ragioni bioetiche per venir contrastate. Una legge liberale deve garantirne lo sviluppo e l’utilizzo, perché sono una garanzia di libertà della coppia per avere un figlio. Anche la diagnosi preimpianto dell'embrione, necessaria per stabilire la presenza di malattie rintracciabili geneticamente, attualmente vietata dalla Legge 40 è una libertà che il legislatore deve lasciare. La scusa dei rischi abortivi della diagnosi è patetica e preconcetta, perché è la stessa che affrontano le donne che si sottopongono all’amniocentesi, una pratica legale e accettata in Italia e alla quale si sottopongono, forzatamente, le donne fecondate artificialmente. Questi, quindi, sono i concetti base di un pensiero liberale in ambito di procreazione assistita. Ma la cultura liberale non può accettare altre proposte, che arrivano dai settori radicali e massimalisti, e che, invece, sono aberrazioni libertarie ma non liberali.

Parlo della fecondazione eterologa. L’utilizzo del seme di una persona terza, al di fuori della coppia, se da un lato può, effettivamente, risolvere il problema di infertilità di una coppia, permettendo la nascita di un figlio, dall’altra pone due importanti questioni etiche e di libertà dei figli. Non voglio neanche parlare di quelle aberrazioni, come l’utilizzo di seme/ovulo di un defunto, né della possibilità di utilizzare il seme di personaggi famosi, così come scegliere se utilizzare il seme di un uomo biondo con gli occhi azzurri. Queste pratiche erano di moda in certi centri di ricerca dislocati dalle parti di Auschwitz e Vorkuta e, sinceramente, è meglio che restino sepolti nella memoria.

La fecondazione eterologa significa, anche, la nascita di un figlio che è, realmente, il figlio di una sola delle due componenti della coppia. Questo crea problemi psicologici ed etici sia nel genitore-non genitore sia nel nascituro, il quale non sarà, veramente figlio di entrambi i genitori. E’ una forzatura del concetto di procreazione che non può essere accettato. La procreazione deve assistere una coppia ad avere un figlio PROPRIO, non a procreare forzatamente un figlio, di terzi.

Il principio di base da cui nasce la politica massimalista e radicale è, infatti, quello del diritto ad avere dei figli. Ma la paternità/maternità non sono un diritto, e forzare il concetto di procreazione per garantire questo falso diritto significa andare contro la libertà e i diritti dei bambini. La volontà di paternità/maternità come forma di egoismo dev’essere contrastata limitando i presunti diritti a questa paternità/maternità. Per questo motivo si dovrebbero facilitare e stimolare maggiormente le adozioni dei bambini già nati, invece di continuare su una strada liberticida ed egoistica come quella della fecondazione assistita eterologa.

La libertà dei bambini è più importante e superiore a quella dei genitori.

sabato, 19 aprile 2008

Violenza e sicurezza, la sottile linea tra rispetto e tolleranza

LiberalConservatoriUno stupro in pieno centro l'altra notte a Milano, uno stupro e tentato omicidio oggi a Roma, in una stazione ferroviaria. E altre violenze sulle donne, rapine, omicidi che da mesi si rinnovano quotidianamente in tutta Italia. E l'eterno (sbagliato) dubbio: essere liberali significa tolleranza o repressione?
Tolleranza, parolone di cui si riempiono la bocca clerici e massimalisti, ma spesso anche presunti liberali. Tolleranza, cioé il tollerare l'altro. Cioé sopportarlo guardandolo dall'alto, accettarne i difetti (e i crimini) pur reputandosi superiori. Questa è la semantica della parola tolleranza, miei cari buonisti. E della tolleranza, i liberali, non sanno che farsene!
Rispetto! Questo è il termine giusto. Rispettare il prossimo significa reputarlo degno quanto se stessi, significa rispettare le sue idee, la sua fede, i suoi vizi e i suoi pregi. Ed è il rispetto che oggi manca in Italia e nel mondo. Manca nelle scuole, manca nelle giovani generazioni, manca negli adulti e manca negli immigrati. Perché il rispetto è, sempre e comunque, reciproco. Il liberale rispetta le posizioni altrui, ma pretende il rispetto da parte degli altri. Non porge la guancia, accetta un rapporto paritetico.
Oggi, in Italia, c'è un'emergenza sicurezza. L'arrivo di milioni di clandestini, con le loro regole e le loro tradizioni, ha rivoluzionato la società italiana. Ma accettare e rispettare le tradizioni altrui significa pretendere che chi arriva in Italia accetti e rispetti le leggi e le tradizioni italiane.
Stupri, che siano compiuti da italiani o meno, rapine, omicidi, scippi, vagabondaggio non possono e non devono essere tollerati. I cittadini, italiani e non, devono avere tutti gli stessi diritti, ma anche e soprattutto gli stessi doveri.
La politica lassista degli ultimi due anni ha provocato una spirale di violenza e di intolleranza sempre maggiore. Oggi serve una politica liberale, una politica che non abbia paura di parlare di repressione della violenza, che non tema gli strali buonisti se affronta con risolutezza e forza il problema dell'immigrazione clandestina, delle baraccopoli e dei ghetti. Non possono e non devono esistere zone franche nelle nostre città. Non ci possono essere quartieri in mano a etnie che pretendono di farsi le leggi e di non rispettare quelle dello Stato che li ospita.
Essere liberali significa garantire la libertà di tutti. La libertà di chi viene a cercare un futuro in Italia, ma anche, e soprattutto, la libertà delle donne di poter girare la città, la libertà delle famiglie di stare in casa senza temere rapine, la libertà dei commercianti di non venir derubati. La libertà di vivere tranquillamente è una libertà fondamentale. Chi toglie questa libertà in nome della tolleranza e del buonismo è il primo illiberale.
Reprimere il crimine è liberale. Tollerare la violenza è illiberale!
postato da: Libertory alle ore 18:06 | link | commenti
categorie: tolleranza, repressione, violenza, rispetto
venerdì, 18 aprile 2008

Alitalia - Emblema del fallimento statalista

LiberalConservatoriNelle ultime settimane sembra che il caso Alitalia sia diventato il problema principe della vita degli italiani. Politici, imprenditori, giornalisti, opinionisti si scontrano sul futuro della Compagnia aerea italiana, coinvolgendo in questa commedia anche i francesi. Ma cos'è veramente successo e quale sarebbe la soluzione migliore?
Lo dico subito. Per me, d'istinto, la soluzione sarebbe far fallire il carrozzone Alitalia e chiudere il discorso. Punto. Ma, forse, c'è ancora speranza. Iniziamo dal principio.
Alitalia è l'emblema del fallimento dell'ideologia statalista e assistenzialista. La Compagnia aerea è stata per decenni il ricettacolo di favori politici, di raccomandazioni, di occupazione dirigista delle cariche, dal fattorino al direttore generale. Un circo pubblico, un buco economico senza fondo. Per decenni questa realtà è stata salvata dalla posizione (tipica degli apparati statali) monopolista di Alitalia. Chi voleva viaggiare doveva forzatamente rivolgersi alla Compagnia di bandiera e questo risanava i conti dell'azienda. La nascita delle Low cost, però, ha aperto il mercato, mostrando tutte le lacune. Offerta a terra e in aria di basso livello, professionalità dubbie a fronte di costi spropositati per i voli. I cittadini, che saranno anche patrioti ma non sono scemi, hanno scelto di non volare più Alitalia. Le offerte alternative erano più concorrenziali e questo ha portato a un crollo economico di Alitalia.
Come si potevano risanare i conti? Semplice: tagli al personale in esubero e adeguamento dei prezzi. Due politiche improponibili per un baraccone statalista basato sulla sicurezza del posto di lavoro e sulle raccomandazioni. I sindacati hanno, fino all'ultimo, difeso lo status quo, impedendo di razionalizzare i costi mandando a casa quelle professionalità "elette" solo per fare favori a destra e a manca, ma che erano inutili per la funzionalità della Compagnia. Scegliere dirigenti e lavoratori all'altezza non era possibile, bisognava continuare a sottostare alla logica corporativa e dirigista, all'occupazione del potere su base partitica e non meritocratica.
Cosa aspettarsi per il futuro? Come ho detto, io chiuderei tutto, manderei tutti a casa e tanti saluti. Ma è una posizione estremistica, utopistica e che provocherebbe forse più danni dell'attuale status quo. E allora? Allora il nuovo governo, possibilmente con una politica condivisa dall'opposizione, deve trovare partner PRIVATI, in Italia e all'estero, che acquisiscano Alitalia. Ma non una svendita come quella portata avanti dal governo Prodi, che ha cercato di annullare sia Alitalia sia Malpensa in un'operazione che era a solo vantaggio di AirFrance e della Francia. Serve un rilancio di Alitalia, un suo posizionamento concorrenziale nel libero mercato attuale dei voli e un rilancio dell'hub milanese, fondamentale per l'Italia. La politica trovi le personalità PRIVATE che possano e vogliano rilanciare Alitalia sul mercato. Venda la propria quota a queste personalità e, a questo punto, si disinteressi di Alitalia. Solo una vera, totale, privatizzazione potrà salvare la Compagnia aerea. Solo una vera rivoluzione interna alla Compagnia potrà ridare linfa al vettore italiano. Per questo anche i sindacati dovranno fare un passo indietro. I licenziamenti sono FONDAMENTALI per il rilancio di Alitalia. Le scelte occupazionali del passato non possono più venir tollerate e Alitalia dovrà fare una scelta meritocratica e di efficienza, lasciando a casa chi non è utile al rilancio del vettore. Sarà una scelta impopolare, sicuramente non garantista né populista, ma è l'unica scelta liberale possibile.
postato da: Libertory alle ore 09:05 | link | commenti
categorie: alitalia, statalismo
giovedì, 17 aprile 2008

Non lasciamo diritti civili ed etica in mano alla sinistra

LiberalConservatoriIn questi ultimi anni si è visto sempre più uno scontro tra centrodestra e centrosinistra sui diritti civili e le questioni etiche. Coppie di fatto, procreazione assistita, aborto, eutanasia e adozioni sono diventate battaglie radicali e massimaliste, con la componente, in teoria liberale, a osteggiarle tout court.
Perché è accaduto tutto ciò? E cosa deve fare il centrodestra per riappropiarsi di battaglie che sono, storicamente, liberali? La risposta è semplice: fare proposte concrete. Non lasciare alla sinistra massimalista di promuovere leggi libertarie ma non liberali, contro l'etica, ma favore di uno zapaterismo estremista.
Oggi parlo di aborto ed eutanasia. Le posizioni clericali all'interno del blocco conservatore stanno prendendo il sopravvento e lasciano spazio alle posizioni radicali del blocco socialista. Ad aprire una discussione interessante è stato Ferrara, ma il suo atteggiamento provocatorio ha solo provocato scontri, senza un vero ragionamento sulla legge 194. L'aborto è una libertà conquistata dai liberali italiani, che devono difenderla a spada tratta, ma che, al tempo stesso, devono mostrare le deviazioni che la legge 194 ha preso nel corso degli anni. L'aborto è, oggi, considerato un metodo contraccettivo. Come la pillola o il profilattico, molte donne, soprattutto giovani, spesso adolescenti, credono di poter rischiare una gravidanza perché intanto poi possono abortire. E' qui che la legge va cambiata, o meglio, attuata al 100%. L'aborto è una libertà per affrontare gravidanze a rischio, per superare violenze sessuali, per poter scegliere se far nascere o meno un figlio malato. Ma NON può essere semplicemente un modo di liberarsi di una gravidanza non voluta, per la quale non si è fatto nulla per evitarla.
Parlando, invece, di eutanasia, il centrodestra deve forzatamente accogliere le istanze liberali che parlano di testamento biologico, di libertà di scegliere di interrompere una sofferenza, di poter porre fine a una situazione che rende la vita individuale un semplice supplizio. Opporsi ottusamente a tutto ciò, appoggiare le istanze retrograde della componente clericale significa permettere alla sinistra di cavalcare una battaglia di libertà giusta e sacrosanta. Vivere significa vivere in un corpo libero, libertà significa poter decidere quando la propria vita non ha più la dignità di essere vissuta. L'eutanasia, se scelta dal malato, è un diritto e una libertà cui non si può porre il veto e cui, soprattutto, non è lo Stato a poterlo porre!
mercoledì, 16 aprile 2008

Manifesto LiberalConservatore

LiberalConservatori
  1. Meno Stato, più individuo
  2. L’uguaglianza passa attraverso la meritocrazia
  3. Tutti i cittadini hanno eguali diritti e doveri
  4. Educazione al rispetto degli altri e alla responsabilizzazione individuale
  5. Per una Nazione laica, contro ogni fondamentalismo
  6. No all’assistenzialismo a fondo perduto
  7. Riforma fiscale per la libertà dell’individuo e dell’azienda, abolizione delle tasse patrimoniali
  8. Libero mercato, ma in un contesto di concorrenza leale
  9. Riforma della pubblica amministrazione e della politica. Eliminare i costi inutili, senza paura di toccare i “diritti acquisiti”
  10. Difesa dei valori occidentali attraverso una politica estera filo-occidentale e filo-israeliana
  11. Eurofavorevoli, ma da una posizione paritaria
  12. Sicurezza&Immigrazione: la sicurezza, la legalità e la certezza della pena sono libertà fondamentali dei cittadini
  13. Droghe: liberale non è antiproibizionista
  14. Aborto: l’interruzione della gravidanza è una libertà fondamentale, ma non un anticoncezionale
  15. Coppie di fatto, procreazione assistita e adozioni: libertà sessuale è diritto fondamentale, ma nei limiti della natura umana e nel rispetto delle libertà dei bambini (nati e nascituri)
  16. Matrimonio: l’unione civile è un contratto e come tale può venir sciolto con un divorzio rapido
  17. Istruzione: Serve una scuola di qualità e non di quantità. Aiuti (in base al reddito e al merito) anche per le famiglie che scelgono la scuola privata e corsi speciali per i figli di stranieri, affinché recuperino il gap linguistico con gli studenti italiani senza penalizzare la qualità dell’istruzione

Perché Rinascita Liberale

LiberalConservatoriIn un'Italia in cui il panorama politico è stato rivoluzionato in poco meno di quindici anni da due eventi traumatici, Tangentopoli e le elezioni del 13 aprile 2008, in un'Italia in cui si sono affermati due grandi blocchi di pensiero, uno socialista-massimalista e uno clericocorporativo rischia di scomparire del tutto il pensiero liberale. Nonostante tutti, dalla sinistra massimalista ai postfascisti, si dichiarino a parole liberali, oggi sono pochi gli esponenti politici e intellettuali che realmente incarnano gli eredi di Einaudi e Malagodi.
Per questo motivo, per difendere la cultura liberalconservatrice e per costruire una politica del fare di stampo moderno e liberale nasce Rinascita Liberale. Liberale, conservatrice, di destra...
Rinascita Liberale vigilerà sulle azioni di governo del Popolo della Libertà, sulle scelte etiche e politiche della maggioranza uscita dalle elezioni del 13 aprile 2008. Avanzerà proposte, criticherà, evidenzierà i lati liberali della politica del centrodestra e metterà in guardie dalle derive clericali e corporative.
Altresì, Rinascita Liberale non smetterà di evidenziare la contraddizione in termini tra il liberalismo e il socialismo, che sia quello clericale del PD o quello massimalista rappresentato dagli ecocomunisti. Perché il pensiero liberale nulla ha a che vedere con chi si erge a paladino dello Stato assistenzialista, a chi propone una politica ibernata all'anticapitalismo e alla lotta di classe.

Perché un'Italia che vuole tornare a essere moderna, occidentale, europea e vuole risollevarsi e contare nel mondo non può prescindere da una cultura e una politica liberale.