Manifesto per una cultura liberalconservatrice moderna
I fatti di Pigneto stanno prendendo giorno dopo giorno contorni più inquietanti e pericolosi. La squadraccia fascista che aveva aggredito tre negozi gestiti da extracomunitari si è trasformata in un cinquantenne di sinistra, pregiudicato, esasperato da un furto commesso da un marocchino e da un gruppo di ragazzi, tra i quali anche uno di colore. Quindi, niente fascisti all'orizzonte.
Gli ultimi fatti di cronaca e politica che arrivano da Roma sono inquietanti. La rissa con coltelli e bastoni alla Sapienza di Roma sono il termometro di un Paese in crisi, di una voglia di tornare al passato di una fetta del mondo politico italiano. Ma non è di questo che voglio parlare. Ci sono in corso indagini, interrogatori e presto, si spera, la magistratura farà luce su ciò che è veramente successo l'altro giorno tra i giovani dei centri sociali e quelli di Forza Nuova.
'Sono disposto a tenere tranquilla la gente ma devono tenere lontane le forze dell'ordine". Così il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta, Comune confinate con Chiaiano, al centro della "rivolta" contro la nuova discarica che dovrebbe essere aperta per risolvere il problema rifiuti nel napoletano.
Oggi è l'anniversario dell'omicidio di Giovanni Falcone. Il 23 maggio 1992, a Capaci, una carica esplosiva uccise il magistrato, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della sua scorta. Una delle pagine più buie della storia repubblicana, ma anche una delle tante piene di ombre e silenzi. Chi uccise Giovanni Falcone? La mafia. Lo hanno detto i pentiti e ci sono le prove. Ma la mafia agì da sola, o i mandanti arrivavano da altre parti? Questo ancora non si sa, ma una cosa è certa. La morte di Giovanni Falcone arrivò puntuale e precisa per bloccare un'indagine del magistrato. Ma non si trattava di un'indagine di mafia.
Soru ha acquistato L'Unità. E, come prima operazione da editore, per far sentire ai giornalisti di essere uno di loro cosa fa? Racconta una favola!
Il Ministro Scajola l'ha detto a chiare lettere: "Entro questa legislatura si riparte con il programma nucleare italiano". E subito, come ovvio e scontato, gli ecocomunisti hanno gridato allo scandalo. Tre i punti di forza dell'opposizione ambientalista: 1. il nucleare è inutile; 2. il nucleare è nocivo, 3. è una scelta antidemocratica, perché va contro la volontà espressa dal popolo con un referendum.
Maria Novella Oppo, firma de L'Unità, l'ex giornale di Gramsci oggi comprato dal signor Tiscali, parla del pacchetto sicurezza proposto dal Governo e delle dichiarazioni rese dal Ministro Maroni a Porta a Porta. Ecco cosa scrive la Oppo:
Allora, dopo la querelle Travaglio-Schifani che da giorni accompagna la vita politica italiana, ecco un bel giochino di logica applicata cui tutti possono partecipare.
Roberto Brunetta, neo ministro per la Funzione Pubblica, liberalsocialista di vecchia data, è un uomo coraggioso. Solo così si può interpretare il suo intervento durante il Forum sulla Pubblica Amministrazione, durante il quale il professor Brunetta è andato contro uno dei tabu statalisti e sinistri più longevi e dannosi. Cosa ha detto Roberto Brunetta? Rispondendo a una domanda su come risolvere il problema dei fannulloni all'interno della pubblica amministrazione, ha dichiarato: "Semplicemente licenziandoli". Dovevamo aspettare il 2008 e ritrovare un liberale al governo affinché questa semplice, bella parola venisse pronunciata: "Licenziare"! Licenziare i dipendenti inutili, le sanguisughe fannullone, gli immeritevoli che da decenni hanno infestato la Pubblica amministrazione. Un'ovvietà talmente ovvia che nessuno ne ha mai parlato. Sindacati, governi cattocomunisti, giornali... tutti a enfatizzare l'importanza del posto fisso, dello status quo, sorvolando bellamente sulla meritocrazia e sulla funzionalità dei funzionari. Oggi le cose stanno per cambiare. Oggi, finalmente, un Ministro della Repubblica ha avuto il coraggio di dire ciò che tutti i cittadini e tutti i liberali già sapevano. Per far funzionare l'Azienda Stato serve meritocrazia e snellimento del carrozzone. Come farlo? Semplice, mandare a casa chi occupa posti di lavoro per favori politici, chi scalda una sedia senza lavorare, chi timbra i cartellini e poi va a Ostia ad abbronzarsi, chi avanza in carriera per anzianità e non per merito. Solo così si può avviare una rivoluzione liberale. Senza paura di pronunciare la parola tabu della sinistra italiana. LICENZIARE! LICENZIARE! LICENZIARE!
Ripropongo qui sotto l'illuminato editoriale apparso oggi sul Corriere della Sera, a firma Giovanni Sartori. Sartori, illustre politilogo, è nato nel 1924. Sartori si è laureato nel 1946. Sartori lavora da 62 anni almeno e non ha intenzione di lasciare la scrivania alle nuove generazioni. Sartori è arteriosclerotico. Sartori non ha una idea propria e innovativa almeno dai primi anni '90. Sartori è il passato. Viva Sartori.
Parecchi italiani tornano a sperare. I partitini sono stati spazzati via, la squadra di governo è stata messa assieme in pochi giorni, e il cosiddetto Berlusconi IV durerà, si prevede, cinque anni. Tutto bello e bene. Ma ci sono anche cose che non vanno bene. E l'aspetto che mi colpisce di più del nuovo governo è la quasi totale e abissale incompetenza (impreparazione, inesperienza) dei suoi componenti. Salvo pochissime eccezioni (Tremonti, Sacconi, Brunetta) l'incompetenza regna sovrana. Si dirà che è sempre stato così sin da quando la Dc inventò il manuale Cencelli per la spartizione dei posti di governo. Però proprio così no. Ai tempi del dominio Dc non c'era alternanza. Inoltre vigeva la convenzione dei governi «brevi». Pertanto il potere veniva spartito in rapida rotazione pescando sempre nella stessa nomenklatura. Il che consentiva a tutti di tornare più volte al potere, e così finiva che molti tornassero a ministeri che avevano già guidato. La competenza valeva poco anche allora; ma la prassi finiva per produrre ministri che si erano man mano addestrati. Oggi non è più così. E il manuale Cancelli è testé stato perfezionato dal manuale Verdini (un sistema di punteggio per le posizioni di potere che determina i posti assegnati a Fi, An e Lega). Senza contare che se uno sbaglia una volta e poi continua a malfare cento volte, alla fine il danno è centuplicato. Difatti è per questo che oggi siamo, nell'Occidente, quasi in fondo in quasi tutte le graduatorie. Facciamo qualche esempio. I ministeri particolarmente importanti e difficili sono oggi Interni (Maroni), Riforme (Bossi), Giustizia (Angelino Alfano), Istruzione (Mariastella Gelmini), Ambiente (Prestigiacomo). Mi soffermo su quest'ultimo. Il ministero dell'Ambiente esiste da tempo, ma nessuno se ne è accorto. Pecoraro Scanio, il ministro uscente, verrà ricordato per aver bloccato i termovalorizzatori a Napoli; e il suo predecessore Altero Matteoli (oggi alle Infrastrutture) non lascia alcun ricordo: è un eolico, va dove il vento lo porta. Il fatto è che i nostri ambientalisti difendono soltanto il territorio (e neanche tanto: i nostri boschi bruciano ogni anno senza che i Verdi si scuotano granché), bellamente ignorando i problemi globali dell'ecologia: inquinamento di terra e cielo, riscaldamento della terra, modificazione del clima, eccetera. Anche se abbiamo sottoscritto gli accordi di Kyoto, le nostre emissioni di gas inquinanti continuano a crescere. Ed ecco che all'Ambiente va Stefania Prestigiacomo, senza dubbio qualificata in bellezza ma non in ecologia. Sono anche a qualificazione zero il ministro della Giustizia Alfano e il Ministro dell'Istruzione, una leggiadra ma ignotissima Mariastella Gelmini (34 anni, coordinatrice regionale di FI in Lombardia). E così via. Non mi posso dilungare. Ma sono pronto a scommettere che se all'attuale squadra del governo Berlusconi venissero affidate Mediaset, Fiat, Eni, Luxottica e simili, in pochissimo tempo diventerebbero altrettante Alitalia. Il Cavaliere si vanta di essere un imprenditore. Perché non ci spiega, allora, come mai applica all'azienda Italia criteri di reclutamento che certo non applicherebbe alle sue aziende?