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Utente: Libertory
Nome: Rinascita Liberale
Giornalista, libero pensatore, laico, anticomunista. Da sempre lotto per dare voce a chi, in Italia, è stato escluso dall'egemonia culturale di sinistra e del Vaticano. Non voglio, quindi, una destra clericale e per questo mi batto per far conoscere e crescere il pensiero liberalconservatore, l'unico, vero, pensiero laico e liberale

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venerdì, 30 maggio 2008

Strategia della Tensione - L'Ordine intervenga

LiberalConservatoriI fatti di Pigneto stanno prendendo giorno dopo giorno contorni più inquietanti e pericolosi. La squadraccia fascista che aveva aggredito tre negozi gestiti da extracomunitari si è trasformata in un cinquantenne di sinistra, pregiudicato, esasperato da un furto commesso da un marocchino e da un gruppo di ragazzi, tra i quali anche uno di colore. Quindi, niente fascisti all'orizzonte.

Eppure, come per i fatti di Verona e quelli della Sapienza, la stampa di sinistra, i partiti massimalisti e cattocomunisti avevano subito gridato al pericolo nero, al rigurgito di eversione nazifascista.

E' in atto una strategia della tensione ben chiara. Morto, per volontà di Veltroni e per la chiara sconfitta elettorale, l'antiberlusconismo militante, la sinistra è tornata sul suo altro cavallo di battaglia. Chi è contro di noi è fascista, che poi sia liberale, cattolico, socialista o altro non importa. E, soprattutto, il pericolo fascista è sempre dietro l'angolo. Una strategia che a volte è portata avanti in buonafede, altre volte per stupidità, spesso per interessi di parte.

Per una persona, invece, la malafede è ovvia e chiara. Si tratta della collega di Radio Capital, Simona Zappulla, giornalista dell'Agi. La Zappulla, proclamatasi testimone d'eccellenza dai fatti di Pigneto, infatti, ha raccontato in tempo reale gli avvenimenti di quel giorno. Lei era lì. Lei aveva visto tutto. Lei aveva visto le svastiche sulle sciarpe della squadraccia nazifasciata.

Simona Zappulla si è inventata tutto. Nessuna svastica, nessun fascio, nessuna squadraccia. Eppure, è bastata la sua parola per rilanciare la propaganda sinistroide. Per far salire la tensione e gridare al pericolo fascista. Simona Zappulla è una bugiarda. Nulla di male, se non fosse una giornalista professionista. Ora, l'Ordine dei giornalisti intervenga! Non è tollerabile un utilizzo dei mezzi di stampa per fomentare una controviolenza inaccettabile. La libertà di stampa non è libertà di inventare pericoli inesistenti e di raccontare panzane.

Simona Zappulla venga cacciata! Di giornalisti come lei l'Italia non ha bisogno!
postato da: Libertory alle ore 11:06 | link | commenti (4)
categorie: razzismo, fascisti, pigneto
mercoledì, 28 maggio 2008

Libera Università in libero Stato

LiberalConservatoriGli ultimi fatti di cronaca e politica che arrivano da Roma sono inquietanti. La rissa con coltelli e bastoni alla Sapienza di Roma sono il termometro di un Paese in crisi, di una voglia di tornare al passato di una fetta del mondo politico italiano. Ma non è di questo che voglio parlare. Ci sono in corso indagini, interrogatori e presto, si spera, la magistratura farà luce su ciò che è veramente successo l'altro giorno tra i giovani dei centri sociali e quelli di Forza Nuova.

E' ciò che ha fatto scaturire tutto ciò che mi interessa. E' ciò che la violenza ha messo in secondo piano. E' ciò che, a me, fa veramente paura. Cioé la scelta del rettore dell'Università della Sapienza di annullare il convegno organizzato dai giovani di Forza Nuova, scelta che ha portato alla violenza dell'altro giorno.

L'Università Sapienza di Roma è, secondo molti esimi personaggi mondiali, uno degli Atenei più importanti al mondo, non solo in Italia. E, come tale, dovrebbe essere fucina di cultura. Cultura che significa non solo insegnamento, ma anche confronto, dibattito, libertà di pensiero e luogo di crescita. Questo significa che, oltre ai normali corsi, vengano organizzati incontri, dibattiti, tavole rotonde e quant'altro per studiare e analizzare la storia, gli avvenimenti e discutere di tutto ciò. Permettendo A TUTTI di esprimere la propria opinione. Per quanto sbagliata. Per quanto folle, anche. Proprio per affrontarla con la cultura e, casomai, distruggerla con le proprie argomentazioni e con le verità storiche.

Ecco, questa è l'Università. L'Università libera e liberale. Poi, esiste un'altra Università. Ed è la Sapienza di Roma. Già a gennaio si era scoperto che le scelte culturali e politiche del massimo Ateneo italiano non erano decise dal Ministro, dal Rettore, dai Presidi o da altre autorità universitarie. Erano decise dai Collettivi Studenteschi, dalla Sinistra massimalista e dall'intellighentia veterocomunista. Chi legge questo blog sa che l'ultima cosa che sono è un baciapile, anzi. Eppure, a gennaio mi venne il vomito leggendo che era stata vietata la presenza del Pontefice all'innaugurazione dell'anno accademico. Per le proteste dei Collettivi e della sinistra massimalista.
E oggi la storia si è ripetuta, ma in maniera ancora più vergognosa. E sotto silenzio.
I Collettivi hanno organizzato un convegno per parlare di foibe, cioé gli assassini di massa perpetrarti dai partigiani e dai comunisti titini alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Convegno cui, nonostante ne avesse fatto richiesta, non è stato invitato il giornalista Pansa, uno dei massimi esperti nel campo.
Convegno nel quale si è NEGATA l'esistenza delle foibe.
Ecco, proprio per contrastare questa falsità storica era stato organizzato un secondo convegno. Da parte dei giovani di FN. Con Pansa presente. Ma, come per il Pontefice, anche in questo caso il rettore ha dovuto fare marcia indietro. Dietro le minacce dei Collettivi e della sinistra massimalista.
Da qui è nata la violenza dell'altro giorno.

La più importante Università italiana non accetta una cultura, una storia, un'idea e una verità che non sia quella dettata dalla sinistra comunista. Questa è la realtà dell'Italia odierna. Ed è di questa che dobbiamo avere paura. Non di alcuni rimasugli ideologici che si nascondono dietro a gruppetti di ignoranti, bulli di periferia.
postato da: Libertory alle ore 20:35 | link | commenti (1)
categorie: roma, università, foibe, sapienza
domenica, 25 maggio 2008

Rifiuti - Uomo di Stato o uomo di...?

LiberalConservatori'Sono disposto a tenere tranquilla la gente ma devono tenere lontane le forze dell'ordine". Così il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta, Comune confinate con Chiaiano, al centro della "rivolta" contro la nuova discarica che dovrebbe essere aperta per risolvere il problema rifiuti nel napoletano.

Non ho voglia di parlare di questi personaggi che scendono in piazza a protestare. Non meritano una parola, né di apprezzamento, né di biasimo. Meritano l'assordante silenzio dell'Italia civile, di quella che va oltre la logica del "giardino di casa mia", di quell'Italia che non scende in piazza fomentata da camorristi e briganti. No, dei cittadini non parlo. Mi schifano e basta. Perché la libertà di manifestare non è libertà se va contro gli interessi della comunità. La libertà di manifestare non è libertà se mette in pericolo la salute pubblica. Chi confonde libertà e anarchia non merita la mia attenzione.

Parlo, però, dei signor Perrotta. Del sindaco di Marano. Di un uomo (o presunto tale) che dovrebbe essere uomo di Stato. Perrotta è del Partito Democratico. Come Bassolino. Come la Jervolino. Perrotta è un grande personaggio, un capopopolo. Un uomo (o presunto tale) che può tenere tranquilla la gente, lui. E' un uomo (o presunto tale) che può decidere se ci sarà una rivolta popolare o se staranno tutti buoni a casa. A una condizione. Che lo Stato se ne vada. Che se ne vada la polizia. Che non si faccia la discarica.

Salvatore Perrotta è un uomo. E' un uomo della camorra. Perché fa il gioco della camorra. Perché solo la camorra può decidere di fermare la "rivolta popolare". Perché a Chiaiano, a Marano e nel napoletano si sta facendo una guerra che riguarda gli interessi economici della camorra. Ed è lei, qui, a dettare legge. Non lo Stato. Non la polizia. Non Perrotta. Sempre che Perrotta non sia uomo di camorra. O che non faccia il loro gioco, volente o nolente. E' certo che Perrotta non è un uomo di Stato. Lui minaccia lo Stato. Perrotta non è un uomo di partito. Lui rinnega il Partito. Perrotta non è un uomo. Perché un uomo non si abbasserebbe a fare il gioco della camorra. Che sia camorrista o meno!
postato da: Libertory alle ore 21:55 | link | commenti (7)
categorie: camorra, rifiuti, chiaiano
venerdì, 23 maggio 2008

Giovanni Falcone, quell'inchiesta dimenticata in fretta

LiberalConservatoriOggi è l'anniversario dell'omicidio di Giovanni Falcone. Il 23 maggio 1992, a Capaci, una carica esplosiva uccise il magistrato, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della sua scorta. Una delle pagine più buie della storia repubblicana, ma anche una delle tante piene di ombre e silenzi. Chi uccise Giovanni Falcone? La mafia. Lo hanno detto i pentiti e ci sono le prove. Ma la mafia agì da sola, o i mandanti arrivavano da altre parti? Questo ancora non si sa, ma una cosa è certa. La morte di Giovanni Falcone arrivò puntuale e precisa per bloccare un'indagine del magistrato. Ma non si trattava di un'indagine di mafia.

Nel 1992, infatti, si iniziavano ad aprire gli archivi segreti del Kgb e del Pcus. Armando Cossutta era indagato per i finanziamenti illeciti del Pci, finanziamenti che erano arrivati per decenni dall'Unione Sovietica. Ebbene, cosa c'entra tutto ciò con Giovanni Falcone? Riporto quello che disse, pochi giorni dopo la strage di Capaci,
"Il giorno 21 maggio (del 1992, ndr), alle ore 18, nell' ufficio del direttore generale dr. Giovanni Falcone, si sono recati il procuratore della Repubblica di Roma, dr. Giudiceandrea, il dr. De Ficchy, sostituto procuratore titolare dell' inchiesta, il consigliere giuridico dell' ambasciata russa a Roma; erano presenti il direttore dell' ufficio 2.o . estradizioni e rogatorie . ed il capo della segreteria della direzione generale degli affari penali. Nel corso dell' incontro . prosegue la nota . furono definite le modalita' dell' espletamento a Mosca della commissione rogatoria richiesta dalla procura della Repubblica di Roma e fu stabilito che l' autorita' giudiziaria avrebbe concordato direttamente con l' ambasciata russa la data della trasferta ed avrebbe comunicato al ministero degli Esteri ed al ministero della Giustizia i nominativi dei magistrati della Procura che si sarebbero recati a Mosca".
Fra i due Paesi, nel 1992, non c' e' alcun trattato in materia giudiziaria; la decisione di collaborare con i nostri inquirenti e' stata presa con uno spirito che viene definito di
pura "cortesia internazionale". Molto ha influito il prestigio di Giovanni Falcone. Come capo degli Affari penali del ministero della Giustizia, aveva curato lui la pratica con i russi.
Insomma, nel maggio 1992 stava partendo un'inchiesta internazionale sui finanziamenti illeciti ricevuti da un partito italiano da parte di una nazione ostile all'Italia. A capo dell'indagine ci sarebbe stato Giovanni Falcone, un magistrato molto famoso e la cui onestà e perseveranza erano note. Il 21 maggio ci fu un primo incontro tra Falcone e i diplomatici russi per decidere come si sarebbe sviluppata l'indagine. Due giorni dopo, a Capaci, Falcone venne ucciso dalla mafia. Che aveva tutti gli interessi a uccidere un magistrato che aveva, e stava, smantellando l'organizzazione criminale. Ma che aveva anche l'interesse di tessere i fili con Roma, con i futuri governanti italiani. E nel 1992 era appena scoppiato Mani Pulite, la Dc stava perdendo voti, mentre gli ex comunisti erano in forte crescita.

Il 23 maggio 1992 morì un uomo onesto, un grande magistrato. Forse, 16 anni dopo, sarebbe ora di fare chiarezza su chi furono TUTTI i mandanti di quell'assassinio.
postato da: Libertory alle ore 11:17 | link | commenti (19)
categorie: mafia, falcone, pci , pcus, finanziamenti illeciti
giovedì, 22 maggio 2008

L'Unità e la bufala di Soru

LiberalConservatoriSoru ha acquistato L'Unità. E, come prima operazione da editore, per far sentire ai giornalisti di essere uno di loro cosa fa? Racconta una favola!
"L'Unità non riceverà più sovvenzioni statali, ma si finanzierà con le copie vendute e la pubblicità" questa la trionfante, e un po' grillosa, dichiarazione di Mr. Tiscali. E allora, direte, cosa c'è di strano? Finalmente un editore che non vuole vivere alle spalle degli italiani. Applausi!

Sì, applausi. Per la divertente barzelletta. L'Unità vuole sopravvivere con le copie vendute? Bene, ecco le copie vendute dal quotidiano fondato da Antonio Gramsci:

L'Unità: 50.000 copie al giorno.

Per capirci, il Corriere della Sera fa 580.000 copie,
Repubblica 560.000,
ma anche Il Giornale fa 200.000,
o la Stampa 260.000. Per parlare di quotidiani nazionali.
Se andiamo su giornali locali, o comunque minori,
L'Arena (quotidiano di Verona) vende 42.000 copie,
la Gazzetta del Mezzogiorno 50.000,
il Giornale di Brescia, no dico IL GIORNALE DI BRESCIA 40.000 copie.

La domanda nasce spontanea: Come fa un quotidiano a sopravvivere senza finanziamenti se non vende?

Le risposte possibili sono tre:
1. Per aumentare le vendite verranno allegati al quotidiano tutti i dvd della collezione privata cinematografica di Veltroni.
2. Per aumentare le vendite verranno regalate connessioni Tiscali ai lettori de L'Unità.
3. E' una stronzata!

Secondo voi quale delle tre è la risposta giusta?
postato da: Libertory alle ore 21:03 | link | commenti (4)
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Nucleare, è ora di correggere un errore madornale

LiberalConservatoriIl Ministro Scajola l'ha detto a chiare lettere: "Entro questa legislatura si riparte con il programma nucleare italiano". E subito, come ovvio e scontato, gli ecocomunisti hanno gridato allo scandalo. Tre i punti di forza dell'opposizione ambientalista: 1. il nucleare è inutile; 2. il nucleare è nocivo, 3. è una scelta antidemocratica, perché va contro la volontà espressa dal popolo con un referendum.

Evito di argomentare sui primi due punti, perché, per onestà intellettuale, devo ammettere di capirne poco di energia e risorse energetiche. I miei studi sono stati altri. E vado, direttamente, al punto numero 3. Ancora una volta i sinistri e i verdi mentono sapendo di mentire e, oltretutto, con assoluta disonestà intellettuale. Perché?

Primo: il referendum venne fatto nel 1987. Ventuno anni fa. Anche un omicidio va in prescrizione dopo tutto questo tempo, figurarsi una cazzata come quel referendum. Secondo: cazzata, perché venne promosso sull'onda emotiva di Chernobyl e con un bailamme ecologico-catastrofista che imbambolò milioni di italiani. Terzo: Imbambolò. Perché, se sono onesto io, lo dovrebbero essere milioni di italiani e, ancora di più, politici e intellettualoidi italici. I referendum, diritto sacrosanto, devono limitarsi a temi etici e alla portata del popolo. Come fanno 60 milioni di italiani a sapere come funziona il nucleare? Conoscono rischi e pericoli? Pregi e difetti? Nel 1987 qualcuno disse loro che, abolendolo, saremmo diventati succubi dei paesi arabi e di quelli europei?

Perché, ed è questa la verità, noi ci siamo svenduti nel 1987. Oggi non produciamo energia, la compriamo a caro prezzo all'estero. Dai paesi arabi, dai russi, ma anche dai francesi. Già, noi acquistiamo energia NUCLEARE dai nostri vicini, i francesi. I quali, le centrali nucleari, le hanno. E non a Mururoa. No, le hanno ai confini con l'Italia. E fanculo alla sicurezza dei cittadini italiani in caso di disastro nucleare.

Questo gli ecocomunisti non lo dicono. Lo dimenticano. E urlano allo scandalo, alle tentazioni antidemocratiche del centrodestra. Ah già, visto che i sinistri sono sempre onesti intellettualmente, ovviamente non vi diranno mai neanche un'ulteriore, piccola verità. Nel 1987, gli italiani non votarono CONTRO il nucleare tout court. No, il referendum bloccava PRO TEMPORE l'attività nucleare in Italia. Ripartire, oggi, non va contro nessun referendum né contro nessuna volontà popolare. E' solo un modo per salvare le chiappe al Belpaese. Ma questo, ai sinistri, non piace. Loro, le chiappe, preferiscono mostrarle al Gay Pride!

P.S. Per coloro che si riempiono la bocca di paroloni, ma alla fin della fiera vanno avanti solo con slogan e frasi fatte, senza portare neanche uno straccio di dato, ecco una ricerca fatta dall'Università di Pisa, quindi non dal Governo Berlusconi, né dal primo ambientalista che passa. Leggete, signori, leggete.
postato da: Libertory alle ore 14:25 | link | commenti (39)
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mercoledì, 21 maggio 2008

Ricchi e poveri, i soliti vizi de L'Unità

LiberalConservatoriMaria Novella Oppo, firma de L'Unità, l'ex giornale di Gramsci oggi comprato dal signor Tiscali, parla del pacchetto sicurezza proposto dal Governo e delle dichiarazioni rese dal Ministro Maroni a Porta a Porta. Ecco cosa scrive la Oppo:
"Ma c’è stato un altro momento notevole in Porta a porta: quando Maroni ha chiarito che gli immigrati privi di reddito vanno espulsi. Sono queste le radici cristiane dell’Europa: solo ricchi o abbienti possono varcare le frontiere. E visto il vento che tira, tra poco parleranno di espellere anche i poveri nostrani, che oltretutto sono pure terroni."

Siamo nel 2008, il muro è crollato da vent'anni, l'ideologia comunista è stata sconfitta in tutto il mondo e resiste solo in un paio di nazioni retrograde e razziste come Cuba e la Cina, ma i nostri intellettualoidi non se ne sono accorti. "Solo ricchi o abbienti possono varcare le frontiere". Eh no, cara Oppo, questo è mentire sapendo di mentire. Il problema non sono i ricchi. E neppure i poveri. Sono coloro che vengono in Italia senza un lavoro certo, senza speranze per il futuro. Sono gli extracomunitari facilmente introducibili alla malavita, allo spaccio e al furto. Ma, per l'intellettuale Oppo, il problema sono i ricchi.
L'Unità, sempre con la Oppo, scrive "Peggiorare i rapporti con la Romania è impossibile, visti i primi atti del governo leghista in carica, che è riuscito a urtare proprio i Paesi cruciali per risolvere i problemi dell’immigrazione." Perché, secondo l'esimia Oppo, il governo italiano sta facendo una politica razzista e vergognosa contro i rom. Contro i poveri, ancora una volta. Cara Oppo, cara Unità, cara sinistra, ancora una volta mentite sapendo di mentire. Sapete chi sono i capi dei campi nomadi? Rumeni. Rumeni che in patria girano su Ferrari e Mercedes, che posseggono ville faraoniche e che pagano le tasse. Al Governo rumeno. Il quale, però, si guarda bene dal chiedere da dove venga tanta ricchezza. Viene dall'Italia, dai campi rom, dallo sfruttamento di donne e bambine, dai furti, dalle violenze. Perpetrate da rom. Da extracomunitari. Ricchi.

Cara sinistra, state piano piano scomparendo dal Parlamento. Una delle cause è il non aver saputo affrontare il problema sicurezza. L'altra è essere legati a ideologie, battaglie e slogan vecchi e stantii. La Oppo, in poche righe, è riuscita a illustrare la propria ignoranza in campo di immigrazione e sicurezza utilizzando parole vecchie e santie. Complimenti. E condoglianze a Soru. Ti sei preso una bella sola!
postato da: Libertory alle ore 12:25 | link | commenti (14)
categorie: sicurezza, immigrazione, poveri, ricchi
martedì, 13 maggio 2008

Travaglio applicato a Travaglio

LiberalConservatoriAllora, dopo la querelle Travaglio-Schifani che da giorni accompagna la vita politica italiana, ecco un bel giochino di logica applicata cui tutti possono partecipare.

Prima parte:
fatto nr. 1 Nel 1979 Renato Schifani lavora con Benny D'Agostino e Nino Mandalà.

fatto nr. 2 Nel 1979 D'Agostino e Mandalà sono imprenditori incensurati.

fatto nr.3 Nel 1997/98 D'Agostino e Mandalà vengono arrestati e successivamente condannati per mafia.

fatto nr. 4 Nel 1997/98 i rapporti tra D'Agostino, Mandalà e Schifani sono interrotti da anni.

conclusione di Travaglio: Renato Schifani aveva rapporti con mafiosi, quindi deve giustificare questi rapporti, altrimenti è facilmente immaginabile che anche lui sia colluso con la mafia.


Seconda parte:
fatto nr.1 Negli anni '80, fino al 1994, Silvio Berlusconi era un imprenditore.

fatto nr.2 Dagli anni '90/'00 Silvio Berlusconi è stato accusato, processato e quasi sempre assolto per corruzione di politici e magistrati nel periodo in cui era imprenditore, cioé tra gli anni '80 e i primi anni '90.

fatto nr.3 Dal 1988 al 1994, quindi nel momento clou della presunta corruzione di Silvio Berlusconi, Marco Travaglio lavorava come giornalista a Il Giornale, quotidiano il cui editore è Silvio Berlusconi.

conclusione in stile Travaglio: Marco "il bel Travé" Travaglio aveva rapporti con un corruttore, quindi deve giustificare questi rapporti, altrimenti è facilmente immaginabile che anche lui sia colluso con i corruttori.
postato da: Libertory alle ore 10:51 | link | commenti (5)
categorie: travaglio
lunedì, 12 maggio 2008

Licenziare! Così Brunetta abbatte un tabu tutto italiano. Primo passo verso la rivoluzione liberale?

LiberalConservatoriRoberto Brunetta, neo ministro per la Funzione Pubblica, liberalsocialista di vecchia data, è un uomo coraggioso. Solo così si può interpretare il suo intervento durante il Forum sulla Pubblica Amministrazione, durante il quale il professor Brunetta è andato contro uno dei tabu statalisti e sinistri più longevi e dannosi. Cosa ha detto Roberto Brunetta? Rispondendo a una domanda su come risolvere il problema dei fannulloni all'interno della pubblica amministrazione, ha dichiarato: "Semplicemente licenziandoli". Dovevamo aspettare il 2008 e ritrovare un liberale al governo affinché questa semplice, bella parola venisse pronunciata: "Licenziare"! Licenziare i dipendenti inutili, le sanguisughe fannullone, gli immeritevoli che da decenni hanno infestato la Pubblica amministrazione. Un'ovvietà talmente ovvia che nessuno ne ha mai parlato. Sindacati, governi cattocomunisti, giornali... tutti a enfatizzare l'importanza del posto fisso, dello status quo, sorvolando bellamente sulla meritocrazia e sulla funzionalità dei funzionari. Oggi le cose stanno per cambiare. Oggi, finalmente, un Ministro della Repubblica ha avuto il coraggio di dire ciò che tutti i cittadini e tutti i liberali già sapevano. Per far funzionare l'Azienda Stato serve meritocrazia e snellimento del carrozzone. Come farlo? Semplice, mandare a casa chi occupa posti di lavoro per favori politici, chi scalda una sedia senza lavorare, chi timbra i cartellini e poi va a Ostia ad abbronzarsi, chi avanza in carriera per anzianità e non per merito. Solo così si può avviare una rivoluzione liberale. Senza paura di pronunciare la parola tabu della sinistra italiana. LICENZIARE! LICENZIARE! LICENZIARE!
postato da: Libertory alle ore 11:40 | link | commenti (4)
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sabato, 10 maggio 2008

Il fattore arteriosclerosi

LiberalConservatoriRipropongo qui sotto l'illuminato editoriale apparso oggi sul Corriere della Sera, a firma Giovanni Sartori. Sartori, illustre politilogo, è nato nel 1924. Sartori si è laureato nel 1946. Sartori lavora da 62 anni almeno e non ha intenzione di lasciare la scrivania alle nuove generazioni. Sartori è arteriosclerotico. Sartori non ha una idea propria e innovativa almeno dai primi anni '90. Sartori è il passato. Viva Sartori.
Ecco l'illuminato articolo di questo residuato cerebrale:

Il fattore incompetenza

Parecchi italiani tornano a sperare. I partitini sono stati spazzati via, la squadra di governo è stata messa assieme in pochi giorni, e il cosiddetto Berlusconi IV durerà, si prevede, cinque anni. Tutto bello e bene. Ma ci sono anche cose che non vanno bene. E l'aspetto che mi colpisce di più del nuovo governo è la quasi totale e abissale incompetenza (impreparazione, inesperienza) dei suoi componenti. Salvo pochissime eccezioni (Tremonti, Sacconi, Brunetta) l'incompetenza regna sovrana. Si dirà che è sempre stato così sin da quando la Dc inventò il manuale Cencelli per la spartizione dei posti di governo. Però proprio così no. Ai tempi del dominio Dc non c'era alternanza. Inoltre vigeva la convenzione dei governi «brevi». Pertanto il potere veniva spartito in rapida rotazione pescando sempre nella stessa nomenklatura. Il che consentiva a tutti di tornare più volte al potere, e così finiva che molti tornassero a ministeri che avevano già guidato. La competenza valeva poco anche allora; ma la prassi finiva per produrre ministri che si erano man mano addestrati. Oggi non è più così. E il manuale Cancelli è testé stato perfezionato dal manuale Verdini (un sistema di punteggio per le posizioni di potere che determina i posti assegnati a Fi, An e Lega). Senza contare che se uno sbaglia una volta e poi continua a malfare cento volte, alla fine il danno è centuplicato. Difatti è per questo che oggi siamo, nell'Occidente, quasi in fondo in quasi tutte le graduatorie. Facciamo qualche esempio. I ministeri particolarmente importanti e difficili sono oggi Interni (Maroni), Riforme (Bossi), Giustizia (Angelino Alfano), Istruzione (Mariastella Gelmini), Ambiente (Prestigiacomo). Mi soffermo su quest'ultimo. Il ministero dell'Ambiente esiste da tempo, ma nessuno se ne è accorto. Pecoraro Scanio, il ministro uscente, verrà ricordato per aver bloccato i termovalorizzatori a Napoli; e il suo predecessore Altero Matteoli (oggi alle Infrastrutture) non lascia alcun ricordo: è un eolico, va dove il vento lo porta. Il fatto è che i nostri ambientalisti difendono soltanto il territorio (e neanche tanto: i nostri boschi bruciano ogni anno senza che i Verdi si scuotano granché), bellamente ignorando i problemi globali dell'ecologia: inquinamento di terra e cielo, riscaldamento della terra, modificazione del clima, eccetera. Anche se abbiamo sottoscritto gli accordi di Kyoto, le nostre emissioni di gas inquinanti continuano a crescere. Ed ecco che all'Ambiente va Stefania Prestigiacomo, senza dubbio qualificata in bellezza ma non in ecologia. Sono anche a qualificazione zero il ministro della Giustizia Alfano e il Ministro dell'Istruzione, una leggiadra ma ignotissima Mariastella Gelmini (34 anni, coordinatrice regionale di FI in Lombardia). E così via. Non mi posso dilungare. Ma sono pronto a scommettere che se all'attuale squadra del governo Berlusconi venissero affidate Mediaset, Fiat, Eni, Luxottica e simili, in pochissimo tempo diventerebbero altrettante Alitalia. Il Cavaliere si vanta di essere un imprenditore. Perché non ci spiega, allora, come mai applica all'azienda Italia criteri di reclutamento che certo non applicherebbe alle sue aziende?


postato da: Libertory alle ore 12:37 | link | commenti (5)
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