
Nelle ultime settimane sembra che il
caso Alitalia sia diventato il problema principe della vita degli italiani. Politici, imprenditori, giornalisti, opinionisti si scontrano sul futuro della Compagnia aerea italiana, coinvolgendo in questa commedia anche i francesi. Ma cos'è veramente successo e quale sarebbe la soluzione migliore?
Lo dico subito. Per me, d'istinto, la soluzione sarebbe
far fallire il carrozzone Alitalia e chiudere il discorso. Punto. Ma, forse, c'è ancora speranza. Iniziamo dal principio.
Alitalia è l'emblema del fallimento dell'ideologia statalista e assistenzialista. La Compagnia aerea è stata per decenni il
ricettacolo di favori politici, di raccomandazioni, di
occupazione dirigista delle cariche, dal fattorino al direttore generale. Un circo pubblico, un buco economico senza fondo. Per decenni questa realtà è stata salvata dalla posizione (tipica degli apparati statali)
monopolista di Alitalia. Chi voleva viaggiare doveva forzatamente rivolgersi alla Compagnia di bandiera e questo risanava i conti dell'azienda.
La nascita delle Low cost, però, ha aperto il mercato, mostrando tutte le lacune. Offerta a terra e in aria di basso livello, professionalità dubbie a fronte di costi spropositati per i voli. I cittadini, che saranno anche patrioti ma non sono scemi, hanno scelto di non volare più Alitalia. Le offerte alternative erano più concorrenziali e questo ha portato a un crollo economico di Alitalia.
Come si potevano risanare i conti? Semplice:
tagli al personale in esubero e adeguamento dei prezzi. Due politiche improponibili per un
baraccone statalista basato sulla sicurezza del posto di lavoro e sulle raccomandazioni. I
sindacati hanno, fino all'ultimo,
difeso lo status quo, impedendo di razionalizzare i costi mandando a casa quelle professionalità "elette" solo per fare favori a destra e a manca, ma che erano inutili per la funzionalità della Compagnia. Scegliere dirigenti e lavoratori all'altezza non era possibile, bisognava continuare a
sottostare alla logica corporativa e dirigista, all'occupazione del potere su base partitica e non meritocratica.
Cosa aspettarsi per il futuro? Come ho detto, io chiuderei tutto, manderei tutti a casa e tanti saluti. Ma è una posizione estremistica, utopistica e che provocherebbe forse più danni dell'attuale status quo. E allora? Allora il nuovo governo, possibilmente con una politica condivisa dall'opposizione, deve trovare
partner PRIVATI, in Italia e all'estero, che acquisiscano Alitalia. Ma
non una svendita come quella portata avanti dal governo Prodi, che ha cercato di annullare sia Alitalia sia
Malpensa in un'operazione che era a solo vantaggio di AirFrance e della Francia. Serve un
rilancio di Alitalia, un suo posizionamento concorrenziale nel libero mercato attuale dei voli e un
rilancio dell'hub milanese, fondamentale per l'Italia. La politica trovi le personalità PRIVATE che possano e vogliano rilanciare Alitalia sul mercato. Venda la propria quota a queste personalità e, a questo punto, si disinteressi di Alitalia. Solo una vera, totale,
privatizzazione potrà salvare la Compagnia aerea. Solo una vera rivoluzione interna alla Compagnia potrà ridare linfa al vettore italiano. Per questo
anche i sindacati dovranno fare un passo indietro. I
licenziamenti sono FONDAMENTALI per il rilancio di Alitalia. Le scelte occupazionali del passato non possono più venir tollerate e Alitalia dovrà
fare una scelta meritocratica e di efficienza, lasciando a casa chi non è utile al rilancio del vettore. Sarà una
scelta impopolare, sicuramente non garantista né populista,
ma è l'unica scelta liberale possibile.