
E' nato il governo Berlusconi. Tra
nomi noti e illustri sconosciuti è già iniziato il dibattito sulla bontà delle scelte compiute dal neo premier. Qui non ci addentreremo nei giudizi sui singoli ministri, alcuni dei quali convincono, altri un po' meno, un paio deludono molto. Quello di cui vogliamo, invece, parlare sono
due elementi che balzano subito agli occhi.
Nonostante quello che scrivano e dicano i giornali di sinistra, questo è il
governo più giovane che abbia mai governato in Italia.
Quattro under 40, una ragazza addirittura di soli 31 anni (e sarà uno dei migliori ministri, ci scommetto) fanno somigliare il governo Berlusconi ai
governi europei degli ultimi anni. Via i vecchi baroni,
largo a idee innovative e giovani. Finalmente vedremo se il
Paese dei bamboccioni sa sfruttare le capacità e l'entusiasmo delle giovani leve.
Secondo punto fondamentale. Lo ha notato anche Michele Brambilla su Il Giornale, ma lo avevo sottolineato già giorni fa parlando del neo ministro per l'Istruzione.
Per la prima volta dal dopoguerra a Palazzo Chigi
non ci saranno cattolici. O meglio, cattopolitici clericali. Nessun ex Dc,
nessun ciellino, nessun amico di preti e vescovi. Con
l'uscita dell'UDC dal centrodestra, questi si è liberato finalmente del lacciuolo fondamentalista clericale. Maria Stella
Gelmini, Giorgia
Meloni, Roberto
Maroni, Mara
Carfagna e la probabile nomina di Michela
Brambilla a viceministro con delega alla Sanità aprono una nuova fase nella politica italiana. Politici giovani, con
un'impronta più liberale (nei limiti della loro storia politica) che clericale, messi a occuparsi di settori dove etica e innovazione sono fondamentali. E' una
rivoluzione nel panorama politico italiano, una rivoluzione che neanche i "riformatori" e gli "zapateristi" avevano avuto il coraggio di fare negli ultimi due governi di centrosinistra. Oggi, almeno sulla carta, il potere decisionale nelle
scelte di etica e cultura sono in mano a politici non legati all'ideologia clericale.
Forse per l'Italia c'è ancora una speranza.