Manifesto per una cultura liberalconservatrice moderna
E' nato il governo Berlusconi. Tra nomi noti e illustri sconosciuti è già iniziato il dibattito sulla bontà delle scelte compiute dal neo premier. Qui non ci addentreremo nei giudizi sui singoli ministri, alcuni dei quali convincono, altri un po' meno, un paio deludono molto. Quello di cui vogliamo, invece, parlare sono due elementi che balzano subito agli occhi.
In questi ultimi anni si è visto sempre più uno scontro tra centrodestra e centrosinistra sui diritti civili e le questioni etiche. Coppie di fatto, procreazione assistita, aborto, eutanasia e adozioni sono diventate battaglie radicali e massimaliste, con la componente, in teoria liberale, a osteggiarle tout court.
In un'Italia in cui il panorama politico è stato rivoluzionato in poco meno di quindici anni da due eventi traumatici, Tangentopoli e le elezioni del 13 aprile 2008, in un'Italia in cui si sono affermati due grandi blocchi di pensiero, uno socialista-massimalista e uno clericocorporativo rischia di scomparire del tutto il pensiero liberale. Nonostante tutti, dalla sinistra massimalista ai postfascisti, si dichiarino a parole liberali, oggi sono pochi gli esponenti politici e intellettuali che realmente incarnano gli eredi di Einaudi e Malagodi.