
In questi ultimi anni si è visto sempre più uno scontro tra centrodestra e centrosinistra sui
diritti civili e le questioni etiche.
Coppie di fatto, procreazione assistita,
aborto, eutanasia e adozioni sono diventate
battaglie radicali e massimaliste, con la componente, in teoria liberale, a osteggiarle tout court.
Perché è accaduto tutto ciò? E cosa deve fare il centrodestra per riappropiarsi di battaglie che sono, storicamente, liberali? La risposta è semplice:
fare proposte concrete. Non lasciare alla sinistra massimalista di promuovere leggi libertarie ma non liberali, contro l'etica, ma favore di uno
zapaterismo estremista.
Oggi parlo di aborto ed eutanasia. Le
posizioni clericali all'interno del blocco conservatore
stanno prendendo il sopravvento e lasciano spazio alle posizioni radicali del blocco socialista. Ad aprire una discussione interessante è stato Ferrara, ma il suo atteggiamento provocatorio ha solo provocato scontri, senza un vero ragionamento sulla
legge 194.
L'aborto è una libertà conquistata dai liberali italiani, che devono difenderla a spada tratta, ma che, al tempo stesso, devono
mostrare le deviazioni che la legge 194 ha preso nel corso degli anni.
L'aborto è, oggi, considerato un metodo contraccettivo. Come la pillola o il profilattico, molte donne, soprattutto giovani, spesso adolescenti, credono di poter rischiare una gravidanza perché intanto poi possono abortire. E' qui che
la legge va cambiata, o meglio, attuata al 100%. L'aborto è una libertà per affrontare gravidanze a rischio, per superare violenze sessuali, per poter scegliere se far nascere o meno un figlio malato. Ma NON può essere semplicemente un modo di liberarsi di una gravidanza non voluta, per la quale non si è fatto nulla per evitarla.
Parlando, invece, di
eutanasia, il centrodestra deve forzatamente accogliere le istanze liberali che parlano di
testamento biologico, di libertà di scegliere di interrompere una sofferenza, di poter porre fine a una situazione che
rende la vita individuale un semplice supplizio. Opporsi ottusamente a tutto ciò,
appoggiare le istanze retrograde della componente clericale significa permettere alla sinistra di cavalcare una battaglia di libertà giusta e sacrosanta. Vivere significa vivere in un corpo libero, libertà significa poter decidere
quando la propria vita non ha più la dignità di essere vissuta. L'eutanasia, se scelta dal malato,
è un diritto e una libertà cui non si può porre il veto e cui, soprattutto, non è lo Stato a poterlo porre!